Quella volta che non ho trovato la tigelliera (e ho capito che avevo un problema)

Qualche mese fa volevo fare una cena con gli amici. Tigelle, salumi, formaggi: una di quelle serate semplici ma perfette.

Ho una tigelliera professionale, una G3 Ferrari bella tosta, che uso da anni. So di averla. Sono sicuro di averla. L’ho usata, l’ho tenuta, non l’ho buttata.

Solo che non la trovavo.

Ho cercato in cucina, nello sgabuzzino, nel garage, in cantina. Ho aperto scatole che non aprivo da mesi. Ho spostato roba che non sapevo di avere. Niente.

Alla fine ho fatto una cena diversa. Le tigelle le ho mangiate un’altra sera, fuori, al ristorante.

E la tigelliera? Non lo so ancora. Potrebbe essere da qualche parte in casa, nascosta dietro qualcosa. Oppure (e questa è l’ipotesi più probabile) l’ho prestata a qualcuno in un momento che non ricordo, per una cena che non ricordo, e quella persona se l’è dimenticata e io me la sono dimenticata.

Non sei solo

Se ti è mai capitato qualcosa di simile, sappi che non è una questione di memoria scarsa o di disorganizzazione cronica. È semplicemente quello che succede quando non hai un sistema.

Pensa a quante volte hai detto, o sentito dire, frasi come queste:

“Ce l’ho sicuramente, ma non so dove l’ho messo.”

“L’ho prestato a qualcuno, ma non ricordo a chi.”

“Giuro che ce l’avevo, forse l’ho buttato senza accorgermene.”

“Te lo ridò la prossima volta”, detta da qualcuno tre anni fa.

Non sono dimenticanze straordinarie. Sono la norma. Succedono ogni giorno, in ogni casa, a persone perfettamente organizzate in tutti gli altri ambiti della vita.

Il problema non è la memoria. È che nessuno ci ha mai insegnato a tenere traccia degli oggetti che abbiamo e di quelli che prestiamo.

Il ciclo di vita di un prestito dimenticato

I prestiti tra amici e parenti seguono quasi sempre lo stesso schema. Vale la pena conoscerlo, perché riconoscerlo è il primo passo per spezzarlo.

Fase 1 — Il prestito entusiasta: Qualcuno ha bisogno di qualcosa. Tu ce l’hai. Lo presti con piacere, con la certezza che tornerà. È un gesto naturale, generoso, che fa parte di qualsiasi rapporto.

Fase 2 — Il silenzio: Passano le settimane. L’oggetto è fuori dalla tua vita quotidiana, quindi fuori dalla tua testa. Non lo cerchi perché non ti serve. Non lo chiedi perché sembra scortese, o perché “glielo chiedo la prossima volta che lo vedo”.

Fase 3 — Il dubbio: Un giorno cerchi quella cosa. Non la trovi. Cominci a chiederti: ce l’ho ancora? L’ho persa? L’ho prestata? A chi?

Fase 4 — La resa: Se non riesci a ricordare a chi l’hai prestata, la storia finisce qui. L’oggetto è andato. Non per malafede di nessuno: semplicemente perché nessuno dei due se ne ricorda più.

Cosa cambia quando tieni traccia

La soluzione non è diventare il tipo che chiede la ricevuta quando presta un libro. Non è fare la lista delle cose che hai prestato su un foglietto che poi si perde. Non è mandare messaggi imbarazzanti a tutti i tuoi contatti chiedendo “per caso hai ancora la mia…?”.

La soluzione è avere un sistema che lavora per te nel momento del prestito, non dopo, quando è già tardi.

Funziona così: nel momento in cui presti qualcosa, lo registri. Chi lo ha, quando glielo hai dato, quando te lo deve riportare. Trenta secondi. Poi il sistema ci pensa lui: ti ricorda quando si avvicina la scadenza, manda una notifica al destinatario, tiene tutto in un posto solo.

La differenza non è solo pratica. È anche sociale. Quando registri un prestito e il destinatario riceve una notifica, si crea implicitamente un piccolo accordo. Non un contratto formale, ma solo la consapevolezza condivisa che quell’oggetto esiste, che ha un proprietario, e che tornerà.

Quella consapevolezza condivisa vale oro. Perché la maggior parte degli oggetti non torna non per cattiva volontà, ma perché entrambi se ne dimenticano.

La tigelliera, tre mesi dopo

Mentre scrivo questo articolo, la tigelliera è ancora sparita.

Ho però fatto una cosa: ho catalogato tutti gli oggetti che ho prestato negli ultimi mesi in ojomojo. Non la tigelliera (quella ormai è andata) ma il resto. Il gioco da tavolo che ha preso un mio amico. Il trapano che ha preso il vicino “per un weekend”. I libri che ho prestato in giro.

La prossima cena con le tigelle la farò. O troverò la tigelliera, o ne comprerò un’altra. Ma almeno saprò dove si trova, e se la presto di nuovo, saprò a chi.

Da dove iniziare

Se vuoi smettere di perdere oggetti e prestiti, non devi rivoluzionare nulla. Basta iniziare dal prossimo prestito.

La prossima volta che presti qualcosa (qualunque cosa) registralo. Chi lo ha, cosa è, quando glielo hai dato. Se vuoi, imposta una data di restituzione.

Trenta secondi ora. Zero frustrazioni dopo.

ojomojo è gratuito e funziona dal browser, nessuna app da installare. Provalo adesso prima della prossima cena con gli amici.

(E se per caso hai una tigelliera G3 Ferrari che non è tua… sai dove trovarmi .. grazie 😉 Luigi)